L' Accettazione e gli Animali

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Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio per cambiare quelle che posso e la saggezza per riconoscerne la differenza. - San Francesco


Mi piace pensare che ancora una volta dal regno animale che ci vive accanto giunga quotidianamente la ricetta ideale per far nascere in noi, come degli alchimisti, un processo di trasformazione del dolore in primis, del dubbio, del giudizio e del disincanto poi: e quel processo lo chiamiamo accettazione.

Accetto che ci sono cose che non posso cambiare io, ma posso appunto imparare ad accettarle; dal latino acceptare, che significa accogliere, ricevere… e in questo accoglierle amarle, e se voglio amarle ho bisogno di non giudicarle…

Accetto che l’accettazione è una dinamica, un processo, che inizia con qualcosa che innesca un meccanismo di difesa, di resistenza e/o rifiuto, di difficoltà che viene superato dalla volontà di fare di quel percorso/ostacolo/limite/esperienza un omaggio, un dono di sé alla vita, un’espressione del mio meglio, nel qui ed ora. Scopro che l’accettazione comincia quando vedo in me possibilità e scavalco l’onere del dovere, riprendendomi il diritto ad essere come sono, nella molteplicità di ciò che sono, nella complessità, nel rispetto, nella rete della vita.

A volte di fronte a ciò che amiamo ci prende la rabbia, lo sconforto, la rassegnazione, l’amarezza, lo smarrimento e il senso di colpa; vorremmo essere stati capaci di scegliere, agire, prendere posizione, diversamente… facciamo della nostra diversità un atto di condanna.


L’accettazione prende le redini della nostra rabbia o della nostra rassegnazione, frustrazione e trasforma quella che poteva essere una battaglia contro noi stessi o il mondo o una resa arida e vuota in un ventaglio di colori con tutte le sfumature della nostra capacità di inserire il nostro pezzetto nel puzzle della vita, rendendo sacro il posto che occupa, sentendo profondamente che anche quel pezzetto cosi com’è ha un suo posto di diritto nel gioco dell’esistenza, nell’armonia del divenire.

Accettazione è sentire con il cuore che quel pezzetto, quell’ essere “me” in quel frangente, in quell’esperienza, in quel tempo è il meglio che io potevo in quel momento; che in ogni caso così come sono, rappresento un dono che posso continuare a renderlo tale onorando la memoria e l’essenza del significato che quel tempo ha avuto per me.

Accettarsi ci dicono gli animali, è fluire con il fiume della vita; è sapersi amare così come siamo.

E’ chiederci se avere la possibilità di viverci, di starci accanto, di camminare insieme, ci basta per sentirci ricchi d’amore, o se abbiamo bisogno dell’illusione anche di possedere la vita dell’altro pensando che ci appartenga in modo onnipotente…


Accettare la responsabilità è accettare la nostra capacità di rispondere alla vita mettendo in campo risorse conosciute e inedite, colpi di genio e amorevole presenza nella quotidianità, cambi di direzione e la volontà e la costanza per mantenere ciò che si è costruito con dedizione, amore e forza; sono responsabile del mio animale quando trovo, cerco una risposta al suo qui ed ora, e posso comprendere che non mi è chiesto di dare alla vita nessuna risposta se non quella che posso dare in quell’ora e che esserci sentendo questa partecipazione responsabile alla vita è già donarsi incondizionatamente, arricchendo l’esistenza della mia partecipazione a quell’esperienza.


Gli animali non hanno un dovere nei nostri confronti eppure il loro amore ci arriva incontrastato; allora perché noi non possiamo esserlo, un dono, senza obbligarci a dover fare, dover essere, dover sentire, dover capire, dover guarire, dover vincere la morte?

Non mi è semplice scrivere questo pezzo perché so che sto parlando di qualcosa di ancora un po’ lontano, almeno per me; la capacità di accettare che nella mia vita gli animali trascorrano il tempo di stagioni che vorrei fossero eterne.


Accettazione è vedere entrambe le parti della medaglia, il buio e la luce. Saper contemplare il buio accendendo le luci dei nostri talenti, del nostro essere luminoso, creativo, e meravigliarsi della luce sapendo che nell’ombra risiede il contrasto utile per poter brillare.


Penso che questo fluire continuo, ritmato, verso l’incontro con tutti gli aspetti della vita corrisponda anche alla possibilità reale che abbiamo di accettare noi stessi; parziale, in progressione, a poco a poco, mano a mano sempre di più abbracciamo parti di noi nascoste, sconosciute, ancorate sotto la linea di sicurezza, al di là della zona di comfort, più dentro di noi, dove d’altro canto l’animale ci conduce.


L’animale ci parla di amore come accettazione profonda di noi stessi come siamo e della vita, così com’è; ci parla di prendere il nostro posto nel mondo e di viverlo intensamente senza indugi, fosse una cuccia con coperta termica o un letto di foglie tra la neve; in una giornata di sole o sotto la pioggia, davanti ad un cucciolo o sul sentiero della dipartita. Ci insegna che tanto più non faremo di quell’accettazione un atto di amore per noi stessi tanto più la presenza dell’animale sarà assenza a noi stessi, proiezione verso l’altro, ricerca dell’accettazione altrui come riflesso del mancato amore per noi; accettare può significare avere fiducia che il nostro animale come un pezzo di un puzzle si incastri perfettamente con noi creando un immagine nuova di noi stessi in cui l’uno si fonde nell’altro, le mie forze con le sue.


Mi chiedo quale stupore potrebbe prenderci se serenità e quiete nascessero in noi di fronte alle prove della vita, con il coraggio per affrontarle fino in fondo, tra il buio e la luce, tra il dolore e la gioia più intensa, riconoscendone il nostro ruolo nel mondo e lasciando alla vita la facoltà di creare la scia su cui tutti noi tracciamo il segno del nostro destino.


A volte non riusciamo ad accettare perché crediamo di non averne la forza di vivere certe esperienze; ma gli animali ci infondono fiducia nella nostra forza, nella nostra bellezza, nella nostra intuizione, nell’istinto e nell’amore che gli doniamo e questo ravviva o avvia il processo verso l’accettazione di tanti aspetti di noi stessi e della vita che prima potevamo rifiutare.


Dicono che Tu, essere umano, hai la necessità di andare oltre, e Lui, l’animale ha la necessità di farti andare oltre...se accetti l’esperienza al di là di ogni senso di colpa, rabbia e rassegnazione come un dono di te alla vita forse insieme, a quattro, a sei zampe, si arriva in quell’ altrove di senso e di significato; lì c’è l’eternità.


Di Tatiana Vecchiato

Tuning in with Nature

Holistic Healing Arts for Self Discovery

Arti per il Benessere in Armonia con la Natura

www.artienatura.net




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