Sguardi sulla solitudine

Aggiornato il: 3 giorni fa

Una via per crescere insieme agli animali


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“La solitudine non è vivere da soli,

la solitudine è il non essere capaci

di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa

che sta dentro di noi.”

José Saramago


In questo periodo storico di distanziamenti, contenimenti, restrizioni all’incontro e il proliferarsi di tecnologie ci si può ritrovare spesso soli, o sentirsi soli, o percepire accentuata quella condizione di isolamento ed estraneità dall’altro che era latente e pervadeva come una nebbia la nostra esistenza anche prima; ora questa condizione della solitudine sembra più intensa e visibile.


La solitudine per l’essere umano ha vari aspetti, forme e frequenze in cui può essere sperimentata.


Talvolta è dovuta a circostanze esterne, indipendenti dalla nostra volontà come quelle che stiamo vivendo ora; i nostri movimenti sono condizionati, il contatto non è consentito se non tra stretti congiunti e la mascherina copre i nostri volti; gli spazi di ritrovo, svago, cultura e benessere sono chiusi. Siamo portati a stare da soli per necessità superiori e quindi la solitudine che ricreiamo è un adattamento a una forma veicolata da forze esterne a noi stessi.


In alcuni casi la solitudine è un sentirsi intimamente soli; un sentire che affiora nell’introversione, nella difficoltà di comunicare, di sentire l’altro e di sentirsi accolti e compresi dall’altro, a prescindere da quanti altri ci circondino. Al contrario la solitudine può essere lo spazio profondo e recondito da cui rifugge una persona estroversa che cerca nei mille collegamenti con l’esterno una fuga dai propri spazi interiori.

La solitudine, all’opposto può essere anche determinata e generata da un eccessivo senso di individualismo e difesa della propria indipendenza.


Altre volte è uno stadio quello della solitudine, che precede grandi cambiamenti interiori e spirituali; è uno spazio di incontro con sé stessi come preludio ad una trasformazione, come il semino che ha bisogno di stare al caldo, al buio nella terra per trovare la forza e il nutrimento per spingersi oltre verso l’alto, verso la luce e la vita che sboccia.


Cosa accomuna tutti questi momenti di solitudine così diversi, che nascono dentro le nostre storie, il nostro tipo di umanità e la nostra ricerca di un senso a tale condizione?


Mi sembra che due fattori siano comuni dall’antichità ad oggi, e soprattutto nella solitudine dei nostri tempi, in quella dei bambini, degli adolescenti, degli adulti, degli anziani e dei gruppi.

Trasversalmente il sentirsi soli è collegato e profuso alla difficoltà di comunicare e di comprendersi.


La parola difficoltà indica che è un passaggio possibile, ma che richiede un impegno, una volontà, amore, strumenti e linguaggi per permetterci di sentirci uniti con la vita, con gli altri, in primis con noi stessi. Richiede dei mezzi saggi, appropriati e una volontà buona, saggia e forte.


Noi apparteniamo ad un mondo di interconnessioni dove nulla è indipendente da qualcos’altro eppure viviamo a tratti nell’illusione di essere soli con le sue conseguenti emozioni, immagini e pensieri che si ricreano in noi.


Fin dall’antichità l’uomo si è interrogato sul senso della sua solitudine...e ancor oggi ci interroghiamo noi, ed è un bene farlo perché nella ricerca si assapora il senso del cammino, del procedere nella direzione di un’espansione di noi stessi, al di là di ogni apparente confine dentro e fuori di noi.


Così capita, a volte, e sempre più spesso, che in queste solitudini variegate del nostro tempo si abbia la fortuna smisurata, impareggiabile, che nelle nostre vite giunga un animale.


Siamo fortunati perché ad un certo punto, in questa ricerca continua del senso della nostra solitudine, che ci porta anche sofferenza, mai come ora in tutta la storia dell’evoluzione sono arrivati gli animali, alcuni in particolare, come il cane e il gatto nelle nostre esistenze, nelle nostre case, e ci portano un nuovo senso, pieno di sentimento e di quei mezzi, di cui accennavamo prima, per interrogarci sul senso della solitudine dei nostri tempi e dell’umano divenire, per superarla.


Prima di scrivere queste parole ho riflettuto su questa presenza che gli animali ci offrono oggi e su quali tesori hanno portato a me in primis nella mia esperienza umana fino a qui per procedere dal senso del “Io” isolato e solo al senso del’Io in comunione con la vita.


Ho cominciato pensando che gli animali che vivono con noi vengono denominati “animali d’affezione o animali da compagnia”. Sento qualcuno che dice “prendi un cagnolino che ti fa compagnia”, oppure mia madre che dice, sono contenta che “Teo (che è il cagnolino che vive con me) ti faccia compagnia”.

Compagnia. Gli animali sono dei compagni. Io ho il privilegio oggi di avere accanto a me, un compagno animale che cammina con me nel percorrere la mia strada di essere umano con le sue domande, i suoi vuoti, i suoi pieni, nelle solitudini che la caratterizzano. Fin da bambina ho desiderato di avere al mio fianco, come amico, un animale; ho sempre desiderato dormire vicino ad un animale, vederli, averli intorno; da adulta vedo come certamente questo desiderio nasceva da un bisogno così intimo di comunione con degli esseri capaci di amore e di sostenerci nella nostra evoluzione, come quell’amico che cercavo fosse un richiamo al bisogno di comunicare, esprimermi, essere come sono, di essere vista fin nel profondo e di creare una comunione leale, sincera e pura.

Ecco che posso scorgere chiaramente che avere “un compagno” che appartiene al regno animale e che riempie i miei spazi, la mia casa, la mia persona con delle qualità così preziose che danno nutrimento alla mia vita, mi ha sempre fatto sentire meno “sola”. Perché questo?

Leggo tra le note delle mie esperienze e osservo che dagli animali che sono al mio fianco ricevo alcuni doni, da scartare ogni giorno come una continua sorpresa, un’eterna certezza e che sono i fili con i quali tesso un ponte dal senso del “Io” al senso del “Noi”.


Ricevo presenza.

Teo è accanto a me, in ogni spazio della casa, in ogni passo nel mondo; mi cerca con lo sguardo, sono il suo primo pensiero al mattino, sono una casa per lui. Mi siedo a scrivere e lui è sotto il tavolo accanto a me. La sua presenza è silenzio e quiete.


Ricevo ascolto.

Teo credo sappia tutto di me; è presente in ogni attimo, mi segue con lo sguardo, con il cuore, con i suoi passi; conosce e riconosce le persone che amo, il mio odore tra milioni, gli posso raccontare tutto e anche nel silenzio lui sa tutto di me. Lo sento che sono ascoltata. Sento nel suo ascolto il mio bisogno di raccontarmi, di essere, di esprimermi cosi come sono, come bisogno essenziale della mia essenza umana. Sapere di avere un testimone della mia vita, nelle sue sfaccettature più intime mi emoziona, mi nutre.


Ricevo dialogo.

Sento nello sguardo d’intesa, nei suoi movimenti, nel suo ascolto e nella sua presenza che non sto parlando da sola, ma che il nostro è un dialogo attraverso i linguaggi dell’empatia, del contatto, del movimento, del sentire, dell’emozione e del pensiero. Un dialogo che avviene attraverso gesti di amore. Gli preparo la sua ciotola a forma di gatto, e nel porgerla a terra vedo il suo musetto che mi guarda e mi ringrazia con gli occhi e questo aver bisogno di dire grazie che viene prima di ogni cosa, anche prima del cibo che per un cane è un bisogno essenziale, primario, è un segno di dialogo, di interconnessione tra me e lui che ci porta a scoprire quella via di mezzo alla ricerca del noi che sta nella sinergia, nell’incontro, nel risuonare insieme, io con la mia nota e lui con la sua.


Ricevo comprensione.

Un giorno tornai da un viaggio, in cui ero andata a riprendermi la valigia piena delle mie cose, dopo una storia finita. Pensavo di andare a ritirare quelle cose a casa del mio ex compagno dove le avevo lasciate; invece lui me le portò in un ristorante e io mi sentii ferita dall’essere stata messa alla porta due volte, una per la fine di una relazione e l’altra per non aver potuto raccogliere i miei averi dove io li avevo lasciati. Tornata a casa, lasciai quella valigia in garage e andai subito in bagno per una doccia rinfrescante; quando riuscii dal bagno vidi Penelope, la mia micia, sdraiata sopra la valigia che mi guardava con lo sguardo più intenso e più tenero del mondo. Si sciolse il mio dolore. Non so come, ma lei aveva capito quanta fragilità c’era in quella valigia e quel gesto così puro e semplice è stato una medicina per la mia anima; lei aveva compreso e quella comprensione così inesprimibile a parole è stata la mia rinascita in quel momento. Quella sofferenza racchiusa in quella valigia sarebbe stata per me intoccabile e pertanto avrebbe creato una corazza tra me e il mondo se non l’avessi trasformata in nuova linfa, in una speranza con il balsamo dell’amore.


Ricevo amore.

Amore è forse la parola più complessa del nostro tempo, piena di significati diversi per ognuno di noi; proprio per questo l’amore non ci basta per sentirci meno soli, perché per ognuno di noi è un fluire di immagini, credenze, proiezioni, sentimenti e bisogni cosi diversi e cosi simili. L’amore degli animali è profuso nell’aria come un aroma carico di essenze pure come l’accoglienza, il non giudizio, l’ascolto, la tenerezza, la forza, la volontà d’amore. Sono elementi che fanno del loro amore un concentrato ad altissimo livello nutrizionale per noi umani, alla ricerca di noi stessi e dell’altro da noi, nelle nostre molteplici solitudini.


Ricevo bellezza.

Gli animali sono belli, senza se e senza ma, senza trucco, senza abiti, senza maschere; la loro autenticità è una spirale di bellezza che ci attira così fortemente. In quel mentre in cui li osserviamo muoversi nelle nostre vite e ci soffermiamo sulla loro bellezza, cosa proviamo? Quale solitudine proviamo di fronte alla loro bellezza? Forse il bisogno di comunicarla e di condividerla. Il bisogno dell’altro, di un senso di unità e comunione che nasce da un’intima connessione con la bellezza della vita. Scattiamo milioni di foto dei nostri animali, raccontiamo di loro, scriviamo…abbiamo bisogno di esprimere questo sentimento sublime all’altro da noi.


Ricevo accettazione.

Eppure non tutti i giorni sono belli e non tutte le esperienze profumano di sole; a volte ci inoltriamo nelle ombre della vita, e osservando gli animali vedo in loro una naturale, fiduciosa accettazione degli eventi, in cui loro fluiscono come una scelta di partecipare alla vita, intensamente senza se e senza ma, di berla a sorsate piene, senza badare al tempo, senza eludere la propria individualità. Non importa se arrivo dopo otto ore di lavoro; il mio cane non mi ricorda la mia assenza, mi riempie di gioia la compresenza. Non importa se provo tristezza o noia, il mio cane non mi chiede di essere diverso. E di fronte alla malattia, alla nascita, alla morte gli animali mi mostrano la possibilità di collaborare con l’esistenza, di onorare la vita in qualsiasi forma mi si presenti, accettandola in primis per poi navigare l’onda e scrivere il mio pezzo, con la mia nota.


Ricevo conoscenza.

Attraverso i loro tratti, le forme, i colori, gli aspetti della loro natura, le immagini che mi portano, le esperienze in cui mi conducono, io conosco me stesso/a. Da questa conoscenza costruisco un senso dell’Io più chiaro e forte, più nitido, con cui riconoscermi, per sentirmi con me stessa, finalmente “Io”, e quindi riscoprire quei vuoti interiori dandogli nuova luce, calore e colore. Questi aspetti di me prima sconosciuti, lontani di cui ora mi sto riappropriando mi danno modo di esprimermi sempre più, di auto-realizzarmi e poter sperimentare armonia, unione e integrazione dapprima dentro di me.


Così come un giocoliere raccolgo tutti i doni che gli animali portano nella mia vita e li faccio volteggiare nell’aria attorno al fuoco della solitudine.

Attraverso un processo alchemico questi ingredienti trasformano questo senso del Sé distaccato e isolato in un senso del Sé più ampio che ricerca l’altro come espressione di vita, comunicando, dialogando con la vita in tutta la sua interezza.


Noi esseri umani abbiamo bisogno di acquisire molti strumenti, formare la volontà, l’intenzione e la costante dedizione per andare oltre la solitudine, per arrivare al senso più vasto del “Noi”. Creare sinergie è la nostra meta da ricercare insieme nel dialogo tra linguaggi e culture diverse, tra contenuti generazionali differenti, nel mezzo di domande esistenziali profonde e complesse in continua trasformazione, con la difficoltà a conoscerci, a imparare a comunicare, a comprenderci.


Gli animali ci insegnano ad essere “compagni”; compagni nella ricerca di “Noi Stessi” e poi dell’”Altro da Noi” e infine del “Noi come Insieme”, al di là di ogni soggettività, al di là di ogni egoismo o altruismo dove c’è lo spazio e il tempo della sinergia.


La solitudine come spazio di intimità con noi stessi e con la vita è un mezzo per avvicinarci alla nostra essenza, nutrire l’anima, il corpo e la mente, far maturare in noi forze e riflessioni per avere poi la forza di manifestarle; è tempo di ascolto, di attesa, intuizione; un tempo cauto necessario come l’inverno alla preparazione della primavera.


Allora questo senso di solitudine, che è una condizione apparente, in gestazione, per ritrovare noi stessi, può maturare ed espandersi in un senso di me più ampio e profondo, che mi porta poi verso l’altro, in una ricerca continua di risonanze e comprensioni; di lettura su più livelli delle interdipendenze, della rete di connessioni a cui apparteniamo. E più comprendo e più mi espando e più conosco me, l’altro e il mondo e maggiormente coltivo gli strumenti per superare questo senso di solitudine, che diventa così la fucina dove coltivare l’ascolto alla propria essenza. Essere presenti a noi stessi, senza giudizio, con accettazione, riconoscendo la bellezza che siamo e onorandola con l’amore e la volontà, esprimendola, comunicandola, dialogando con la vita, onorando il nostro desiderio di unione, trasformando l’egocentrismo, ricercando il bene per me stesso e per l’altro da me è un compito esistenziale in cui gli animali ci accompagnano con la loro generosa presenza.


Ringrazio tutti gli animali che ci fanno sentire un po’ meno soli nell’esperienza coriacea della solitudine, che può generare sofferenza, disagio e angoscia, perché possa essere sempre più il grembo di grandi trasformazioni, opere ed imprese. Ringrazio tutti gli animali che ci accolgono nelle solitudini del nostro tempo; e ringrazio gli umani che hanno il coraggio di andare oltre questa solitudine, con forza e caparbietà, con fiducia e tenerezza.

Ringrazio gli animali perché sono portavoci, esempi del passaggio successivo a quello dell’essere Io Solo, e cioè quello dell’essere “Noi” in una dinamica di sinergie, risonanze, connessioni e interdipendenze. Ringrazio gli umani che cercano la collaborazione, nell’interesse di tutti e sono i co-creatori di una nuova cultura della solitudine non come assenza di comunione, ma come spazio di crescita bio-psico-spirituale dell’essere umano per una civiltà umana più splendente.

Ringrazio gli animali perché sono i nostri compagni nel provare ad essere meno “soli” nel senso di isolati e spogli di sentimenti e comunanze e più dei Soli che brillano di luce propria.

Ringrazio chi legge e le parole che scorrono sul testo del computer; perché il linguaggio ci accomuna e ci rende partecipi insieme nella riflessione, anche a distanza, per costruire la nostra verità che è il risultato e la sintesi del rispetto dell’individualità, della comunicazione e della reciproca comprensione.


Di Tatiana Vecchiato

Tuning in with Nature

Holistic Healing Arts for Self Discovery

Arti per il Benessere in Armonia con la Natura

www.artienatura.net


Pratica:


In questo tempo dell’anno nell’arco della giornata sono maggiori le ore di buio rispetto a quelle di luce; in questo tempo di preparazione all’inverno, all’introspezione, alla ricerca di noi stessi possiamo darci la possibilità di osservare come la solitudine può essere un allenamento a coltivare la nostra individualità e le nostre forze interiori. Osserva quali qualità tra quelle elencate qui sono più presenti nella tua relazione con il tuo animale, e quali possono essere gli ingredienti per vivere la solitudine in modo nuovo e rinnovato, oppure dando valore a quell’esperienza che già ti appartiene.


Se vuoi condividere i tuoi pensieri puoi farlo contattandoci

via mail impronteconlanima@gmail.com oppure telefonicamente

tramite il servizio dello Spazio di Ascolto facilitato da Paola.


Bibliografia: La solitudine e il suo superamento, di Roberto Assagioli


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