Il pittore, il fotografo e il bassotto


IMPRONTE "STORIE"

Una mattina di primavera del 1957 a "La Californie", una villa sulle colline di Cannes, si incontrano un artista spagnolo di settantasei anni e un bassotto tedesco di otto mesi.

Il bassotto si chiama Lump, "Birba" in italiano ed è stato portato là dal suo padrone, un fotografo famoso. Quando arriva dimostra subito una grande eccitazione: forse sente che quel giorno, gli cambierà la vita. Gli è bastato entrare in quelle stanze, piene di mobili e di strani oggetti, per avere l'impressione di conoscerle da sempre.


Senza alcuna soggezione annusa dappertutto, fa pipi contro una scultura, gioca, corre e salta su un divano. Quel posto gli piace e gli piace, soprattutto, il proprietario, un uomo magro e abbronzato con due occhi scuri, vivi e intelligenti. Nel suo cuore Lump ha deciso: vuole rimanere lì. Non intende tornare alla vita di prima, né convivere di nuovo con quell'antipatico levriero afgano- Kublai Khan si chiama- che lo tiranneggia e a cui il suo padrone dedica fin troppe attenzioni.


Al momento del rientro è impossibile convincerlo. Si impunta e non accenna a muoversi. Al fotografo non resta che rassegnarsi, risalire in macchina e ripartire senza di lui. Il pittore ne è felice: anche per lui, quel giorno, è scoccata la scintilla.

Lump, da allora in poi, diventerà il cane di Pablo Picasso.


Il suo vecchio padrone, David Douglas Duncan, glielo ha ceduto con piacere. Li conosce tutt'e due e sa quanto siano determinati. Lump lo ha acquistato lui stesso, qualche mese prima, in un allevamento vicino a Stoccarda. Con Picasso, invece, si frequentano da un anno e sono diventati amici. Il loro incontro è stato imprevedibile.

Quando Duncan è andato per la prima volta a conoscere Picasso, ha da poco compiuto quarant'anni e può vantare  una brillante carriera. Lavora per riviste prestigiose, come il National Geographic e Life, è stato, per anni fotografo di guerra e le sue immagini del conflitto in Corea hanno fatto il giro del mondo. Suona alla porta e lo accompagnano subito da Picasso che lo aspetta  immerso in una vasca da bagno. Lo vuole sorprendere: è la sua maniera di metterlo alla prova. Duncan reagisce subito e, senza nemmeno pensarci, comincia a scattare fotografie. Era quello che Picasso voleva: ha superato l'esame.

Duncan diventerà una presenza costante nella vita dell'artista e lo fotograferà nei suoi momenti più privati. Dei nove libri, in cui raccoglierà le sue immagini, uno sarà dedicato interamente a Lump.

Anche quella che nasce tra Picasso e il bassotto è un'amicizia. I due si intendono a meraviglia. Sono molto simili: autonomi, intelligenti vivaci e pieni di temperamento.

Il bassotto non ha soggezione e tratta l'artista da pari a pari.


Con gli anni imporrà le sue abitudini.

Occuperà, poco a poco, tutte le stanze, continuerà a far pipi sempre vicino alla stessa scultura, l'"Homme au mouton", il bronzo alto più di due metri che domina il giardino, sonnecchierà sul medesimo divano, mangerà (o cercherà di mangiare) al tavolo dei padroni.

Il bassotto è allegro, divertente  e ha un vero talento per adeguarsi, prontamente, agli umori del padrone: il rapporto si fa sempre più complice e affettuoso.

Quando Picasso è in vena coccole si lascia tenere in braccio, senza protestare. Sa che è un privilegio che non viene concesso a nessun altro degli animali che frequentano la casa. Il boxer Yan e la capra Esmeralda non hanno mai raggiunto questo grado di confidenza.


Se si lascia andare al gioco, è incontenibile. Eccolo che distrugge, per divertimento, un coniglio di carta realizzato per lui e che avrebbe fatto la fortuna di qualsiasi mercante d'arte.


Nei momenti di calma si presta, cortesemente, a far da  modello per un ritratto, come questo, dove una sottile linea nera tratteggia, con vigore, la sua compatta silhouette.


Oppure posa per il piatto, dove ha imparato a mangiare con signorilità e che è stato creato apposta per lui il giorno stesso del loro incontro.

Lump non lo sa, ma il suo padrone è considerato uno dei più grandi artisti del novecento. E anche lui saprà farsi una sua reputazione in campo artistico, comparendo in ben quindici dei quarantaquattro studi della serie "Las Meninas", ispirata al capolavoro di Diego Velazquez.


Sei anni gloriosi, che finiranno nel 1963, quando Lump comincerà a soffrire di uno di quei problemi alla spina dorsale che spesso affliggono i bassotti.

Il veterinario di Cannes si dichiara impotente ed è pronto ad abbatterlo. Duncan, che per tutto questo tempo non lo ha mai perso di vista, interviene e convince Picasso a farlo curare in Germania. Lo porterà lui e lo seguirà per un anno intero.

Lump guarisce, ma rimane paralizzato alle zampe posteriori. Qualcosa nel suo animo di bassotto indipendente e orgoglioso  cambierà per sempre.

Quando Duncan lo riporta alla villa, si rifiuta di entrare; abbaia, guaisce e fa resistenza. Come era successo al primo incontro, è lui che decide e, ora, ha stabilito di rompere i rapporti. Non cederà nemmeno stavolta. Sarà un taglio netto: con Picasso non si vedranno più.

Qualcosa del legame che li aveva uniti, comunque, rimarrà, tanto che, nell'aprile del 1973, moriranno a una settimana di distanza l'uno dall'altro.

I giornali di tutto il mondo pubblicheranno innumerevoli parole di commemorazione del grande artista.

A ricordare il tenero e ostinato bassotto basterà una frase.

"Lump, non è un cane e nemmeno un piccolo uomo. È qualcos'altro"- aveva detto Picasso.




Fonte: senzadedica blog

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