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La Pace piena

10 ago
Tempo di lettura: 3 min

Ascolta l'articolo dalla voce di Silvia sul podcast  >>


C'è una forma di pace che agosto conosce meglio di ogni altro mese. Non è quella che nasce quando tutto è finalmente in ordine, né quella che arriva dopo aver risolto ogni problema. È una pace più discreta, che prende forma quando smettiamo, anche solo per qualche istante, di chiedere alla vita di essere diversa da quella che è.


Agosto possiede questa qualità. La luce si distende sulle cose senza chieder loro di brillare, il tempo sembra perdere la sua fretta e ogni giornata invita, quasi senza accorgercene, ad abitare il presente con un po' meno resistenza.


Eppure non è un mese perfetto. Le cicale riempiono l'aria con il loro canto incessante. Le zanzare ci ricordano, soprattutto al tramonto, che la natura non si lascia addomesticare. Il caldo può diventare intenso, le giornate sembrano immobili ma perfino il silenzio è attraversato da mille piccoli suoni. Nulla è davvero fermo, nulla è davvero impeccabile.


Forse è proprio questo il punto. La pace piena non nasce dall'assenza di ciò che ci disturba, ma dal momento in cui smettiamo di misurare ogni esperienza in base a ciò che le manca per essere perfetta.


Quante volte rimandiamo la serenità? Pensiamo che arriverà quando avremo più tempo, meno pensieri, più certezze, meno responsabilità e così continuiamo a vivere con lo sguardo rivolto a un momento successivo, mentre quello presente scorre, senza essere mai veramente abitato.


Gli animali seguono un ritmo differente, non vivono nell'illusione di un domani migliore. Attraversano ciò che il momento offre: il sole e l'ombra, il vento e la quiete, la pioggia e il caldo, non perché la loro vita sia semplice, ma perché non consumano energie nel desiderare continuamente che il presente diventi altro da sé. 


Anche nella relazione con loro scopriamo un modo diverso di abitare il tempo. Lo ritroviamo nei piccoli gesti, quelli più semplici: condividere il silenzio di un pomeriggio assolato, camminare senza una meta precisa nell’erba a piedi nudi, osservare un animale che gioca felice con l’acqua, ascoltare il frinire delle cicale mentre il sole lentamente si abbassa. Esperienze che sembrano non produrre nulla ma che ci trasformano: ci ricordano che il valore di una giornata non si misura soltanto da ciò che abbiamo realizzato. 


Esiste un tempo che non chiede risultati, ma presenza, un tempo che non ha bisogno di essere riempito, spiegato o dimostrato ma vissuto.

La pace piena, per me, è questo. Non è l'assenza di movimento, ma l'assenza della continua necessità di rincorrere qualcosa. È la possibilità di sentirsi, almeno per questo periodo, bene dentro la propria vita invece che in cammino costante verso quella che immaginiamo migliore.


Forse agosto custodisce proprio questa possibilità. Per invitarci a rallentare senza sentirci in colpa ad ascoltare ciò che normalmente rimane coperto dal rumore delle giornate, a lasciare che il tempo torni ad avere il ritmo della natura, dove ogni cosa accade quando è il momento giusto.


L'estate continuerà il suo cammino. 


Le cicale continueranno a cantare, il sole piegherà lentamente verso sera e gli animali usciranno dall'ombra quando il caldo si farà più lieve. Tutto seguirà il proprio ritmo.


Noi possiamo fare lo stesso: abitare questo giorno così com'è.


Perché la pace piena non è solo un luogo da raggiungere ma il luogo in cui scegliamo, finalmente, di restare.


Silvia Bagni

 

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